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Le ceramiche inutili di Giorgio Di Palma

Corriere del Mezzogiorno| Views: 362

Sognava di diventare archeologo, ma la sua prima esperienza è stata un fallimento. Arrivato in Germania per cercare i resti di un campo di concentramento al di sotto di un bosco, è riuscito a  trovare soltanto una latrina. Si è dato, così, all’informatica, lavorando per un anno a Budapest in un call center come problem solver. Quando ha scoperto di guadagnare meno degli altri colleghi ha provato a fare il il braccio di ferro con il suo capo, minacciando di andar via. «Mi si sono aperte le porte dell’azienda con un biglietto di sola andata per tornare in Italia». Non lascia mai il suo cappellino e Noia, il suo cane meticcio, è la sua ombra, nonché comitato d’accoglienza nella bottega in via Caravaggio a Grottaglie. Giorgio di Palma, grottagliese, classe ’81, fortunatamente ha messo nel cassetto la sua laurea in Archeologia e ha iniziato a creare oggetti inutili e non funzionali che oggi sono nelle case di appassionati e cultori dell’arte in giro per il mondo. Non ha studiato come la maggior parte dei suoi coetanei all’Istituto d’Arte del paese perché non voleva incappare nel padre Luigi che in quell’istituto ha insegnato fino alla pensione, ma forse è stato proprio questo il suo punto di forza: non saper fare quello che gli altri sanno riprodurre come da accademia.

È l’outsider della ceramica, è divertente e ironico, un anticeramista avanguardista che ha deciso di staccare la funzione a oggetti pescati nella memoria degli anni ’80 e ’90 e renderli inutilmente belli.  «Sarei svantaggiato a fare ciò che fanno gli altri  – racconta Giorgio Di Palma – perché non ho studiato per diventare ceramista, solo che io ho puntato su un’idea, facendo cose che non c’entrano nulla con chi esce dall’accademia». Il suo laboratorio è in cima ad una scala vertiginosa subito sopra la bottega del padre Luigi ed è lì che i suoi primi schizzi realizzati su carta a Budapest sono diventati una collezione di decalcomanie su ceramica. «All’inizio non le voleva nessuno le mie decalco, oggi se chiedono di comprarle sono io a non volermene staccare».

Anche Massimo Bottura, il cuoco dell’antispreco, lo chef che lo scorso anno è stato il primo nella 50 best restaurant, è stato folgorato dalle ceramiche inutili di Giorgio Di Palma. E sulla sua parete a Modena, in Francescana, c’è una installazione di gelati spiaccicati al muro.

Fino a metà marzo le opere di Di Palma saranno in esposizione a Lecce nella galleria de La salentina  (Via Libertini 64 – Piazza Duomo 3). Il teaser della mostra intitolata “Oggi non esco”?  Uno stendipanni con appesa biancheria rigorosamente in ceramica e posizionato neanche a dirlo nel bel mezzo della piazza centrale della città barocca.

 

 

 

 

 

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